Tipo 1. Il Bar Storico

Io l’ho capito. Qual è il nuovo sport sfoga-veleno che ha preso il piede agli automobilisti e la mano ai motociclisti; è l’ebbrezza di accelerare in prossimità di un pedone. Per quanto io alla guida non sia una pecora, non m’è mai passato per la testa di castigare un pedone indisciplinato e adesso lo so che penserete che la colpa è del pedone che attraversa col rosso ma io credo piuttosto possa essere una specie di specchio dei rapporti umani. – Tu prova a non rispettare le regole che io ti vengo a un palmo dal naso per farti paura senza prendermi la responsabilità di finirti –. Oggi ho voglia di passare un po’ di tempo al Bar. Ho trascurato le Torrefazioni e vado cercandole. Lo Zio d’America pare fare al caso mio.

Hanno organizzato un gazebo nel piazzale, bell’idea. Ma è perimetrato da una specie di grata che mi fa orrore. Poi penso sia una specie di invito allo scoraggiamento per piccioni e mi sento solidale. Entro e cerco un cornetto integrale, non ne hanno. Cambio Bar: obiettivo torrefazione. La trovo. Porta il nome dei Fratelli Bertini, in Viale Adriatico n. 1.

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Bella. Sto riscoprendo l’integrità di questo aggettivo che un tempo mi provocava smottamento, lo percepivo come sostitutivo dell’incapacità di dire qualcosa. Quando hai trovato qualcosa da dire invece, la sottrazione te la sposi e puoi ricominciare a voler bene a certe parole. E’ una specie di negozio di chincaglierie, un azzeccagarbugliatoio tra confetti, vini, liquirizie, caramelle, scatole regalo che sarebbero piaciute a Forrest Gump e in ultimo un bancone coi divisori per la posa dei chicchi di caffè e un’altra parte dedicata al servizio.

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I cornetti sono buoni, diffido dei pasticciotti chiedendo – non li fate voi, no-? E il Bertini mi risponde di no, ma monta un’allegria ingenua puntualizzandone la provenienza da Lecce.

Mi chiedo sempre, ogni volta che qualcuno specifica il luogo d’origine di una cosa da mangiare, dunque deteriorabile in poche ore, dove sia il vanto e dove dovrebbe infilarsi la mia felicità. Bene che vada quei pasticciotti li avrà fatti un fornaio 24 ore prima, Roma-Lecce in camion 5,6 ore? Arriviamo a quota 30. Ora la domanda è: da quanto tempo il pasticciotto sarà accampato dietro la vetrinetta dei Bertini? Io dico almeno dalla sera prima e se consideriamo le 30 ore e ne aggiungiamo 12, fanno 42 che non mi pare proprio garanzia di freschezza. E’ dopo questo calcolo che chiedo di farcirmi un cornetto integrale con la marmellata di visciole. Il Bertini mi sfida – ma è piccolo!- e io lo guardo come a dire – Nessuno mette Baby in un angolo zio, pensi che a trent’anni così gagliarda io ci sia arrivata digiunando?- lui afferra la voce/pensiero ed esegue.

Mi siedo. Cornetto, cappuccino e Perturbamento di Thomas Bernard.

Il fatto è che oggi le orecchie non mi funzionano, se le sono rapite i pensieri, che cosa orribile da scrivere.

Perciò non potrò dirvi cosa realmente sia accaduto, ma solo cosa ho immaginato stesse accadendo.

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Mamma straniera con bambina che fa colazione col gelato: coppetta piccola limone e fragola. M’ha sempre fatto tanto ridere l’acquisizione dialettale in bocca ai paesi lontani. Immaginatelo voi, una romena che dice alla figlia – ‘a mamma- con un coté di vocali aperte e chiuse tutte strambe.

Schiera di comari che parlano, parlano, ma ve l’ho detto, le orecchie non funzionavano e mi sono chiesta se la gente quando parla, parla davvero. Cioè, siamo proprio sicuri della capacità di saper trasformare l’aria in suono?

Poi vecchietta tornata dalle vacanze si sporge verso il bancone per abbracciare il Bertini, il barista. Non ho mai visto una cosa così e mi piace. Un abbraccio oltre il bancone, o, quando il bancone diventa una galera.

Voglio camminare. Abbandono lì la macchina e conto 5 km per arrivare a casa. L’inquietudine, questo sì che è uno sport. Dov’è la mia medaglia?

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Ah. E in ultimo ho una grande rammarico per non aver tirato su la spallina di questa signora carica di buste della spesa.

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