TIPO 4. Il BAR COMUNISTA

Il Bar Comunista può risultare antipatico, in piena linea con l’aggettivo che lo connota

-l’accento mettetelo dove vi pare -.

Tante volte ha l’aspetto di una latteria ma niente a che vedere con le finte botteghine equo solidali o le hipsterate tipo barberia bafferia. Sono luoghi dove la polvere si annida perché nessuno la spazza via, le incrostazioni non fanno tendenza, e i frigoriferi sono pieni di latte della Centrale, bene che vada di Yogurt all’albicocca. In poche parole qui il significante coincide pienamente col significato.

Barry non fa eccezione. La conduzione è familiare, il caffè che propone è Fantini almeno a giudicare dall’insegna, il palato poi, quello dice che Barry di fare il caffè, senti a me, s’è stufato e per risparmiare sulla miscela chissà le zozzerie che intruglia.

Ci sono i quotidiani nel bar comunista ma non sono a disposizione bensì in vendita e se gli chiedi di sfogliarli tempo di un caffè, quello ti risponde che li devi acquistare – zoccolo duro-.

I cornetti sono contati e rattrappiti, tutto invita a pensare che Berry si sia davvero stancato di indossare la camicina lisa e il pantalone nero, come pure di mostrare la dentatura col buco o di caricare la macchina ad Agosto col rastrello e il secchiello direzione Ladispoli.

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Oggi avevo dieci minuti in più e ho aspettato che Berry e la moglie parlassero, per sentire come suona la voce di due comunisti stanchi.

Un gabbiano. E Berry comincia la filippica sull’invasione degli uccelli. Roma è sporca, ecco perché fa gola ai gabbiani, dice Berry. Entra una tipa con gli occhi azzurri, il tacco scomodo e una tuta fiorata. La moglie di Berry esce allo scoperto per fare un fugace apprezzamento sull’outfit della cliente abituale ma io so bene che quell’apprezzamento è una mal celata critica a Berry e a quanto anche lei desidererebbe il tacco scomodo e la tuta fiorata.

La prole di Berry esce dal retro bottega, un bambino col pizzicore al pisello, se non m’inganno. I due s’illuminano. Hanno qualcosa da raccontare.

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– L’altra sera in gelateria – di’ un po’- la gelateria piena, la fila fino al marciapiede, io lo mando sempre avanti perché ormai se la deve cavà, no? E niente, lui chiede – di’un po’ – chi è l’ultimo? E ce stava n’ inglese che gli ha detto qualcosa, lui non ha capito e gli so passati tutti avanti, allora gli ho detto – di’ un po’- ma scusa, se te mando in Inghilterra che fai, non parli? E lui – di un po’- sai che m’ha risposto? A ma’, tanto io in Inghilterra non ce vado.- 

Quando si dice proletari, davvero.

 

Berry Bar

Viale val Padana n.137/139

00141, Roma.

 

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