TIPO 4. IL BAR COMUNISTA

A dire proprio il vero questo è un EX Bar Comunista. Negli anni ’90 si chiamava Franco -di ovvia deduzione la corrispondenza – oggi faccio fatica ad inquadrare LaRy in una delle facce che lo abitano. Da che mi ricordi ha guadagnato almeno quattro saracinesche: quando ero piccola faticavamo ad entrarci io, mio padre e mia madre in un colpo unico. Il bancone era metallizzato, c’era un telefono pubblico e sottobanco si potevano comprare le sigarette. Accanto c’erano l’ACI, una sede di partito di Forza Italia (no comment) e il PIM, una specie di casalinghi all’Italiana. Oggi sono stati sostituiti da un orto-frutta bangladino, un cinese e una banca.

Franco era conosciuto per i suoi cornetti e per un assortimento di tutto rispetto nel frigo dei gelati Algida. Io ero una fan del Twist.

Mi sveglio presto, il latte nel frigo nemmeno a parlarne – sacra gioia mattutina – entro e chiedo un cappuccino. Il cornetto lo prendo da me: vegano. No, non sono vegana, sono anemica e VivaDio purtroppo sono costretta a masticare carogne. Però ogni tanto mi approprio della menzogna senza latte, burro e uova. Me lo voglio portare al tavolino il mio cappuccino mentre pregusto di leggere qualcosa nel tempo dei morsi e dei sorsi.

Una matrona siede accanto a me, bastone in guardia, girocollo di perle e rossetto che non contempla la stesura fino agli angoli della bocca. Una signora indiana fa per uscire dal bar e la matrona la blocca alzando il bastone -Da che parte va? Ci va di là? – Fa segno a sinistra.

La signora per tutta risposta le riferisce di essere diretta guarda un po’ nel senso contrario. La matrona demorde.

Mi sento chiamare come ogni tanto giova – signorina– ecco, non signora.

Mi giro. Ripete – Da che parte va?

Rispondo barando – Da nessuna parte, sto qua.

Dopo, dico, da che parte va?– Dev’essere una necessità, penso.  – Facciamo che mi dice dove deve andare lei-.

 

13419116_10154269764744399_9003155160445549351_n

Morale della favola, me la ritrovo sottobraccio. Profuma e vuole spostarsi al bar all’angolo per proseguire l’ozio della pensione assieme a qualche amica. Ma oggi, dice, il caldo le pesa addosso. Si chiama Rosina e il caldo le pesa addosso. Facciamo un paio di soste.

Non è mia nonna. Mia nonna era secca secca con la pancia piena d’aria, non si tingeva i capelli e non portava gioielli. Quando il caldo le pesava addosso si metteva tre fogli di Scottex Regina sotto i vestiti. Dormiva con un fazzoletto di flanella in testa. Ma soprattutto, non usciva mai di casa.

 

LaRy’S Cafè, Via val Santerno n. 8/10

00141, Roma.

 

Annunci

NE VOGLIAMO PARLARE?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...