TIPO 2. Il BAR ULTRAMODERNO

 

Ho detto – come sempre– meglio quello del bar che il caffè della Moka.

Al caffè dopo pranzo riservo un’attenzione particolare: quello della sveglia, affogato nel latte, potrebbe pure deludermi che me ne accorgerei non prima degli ultimi sorsi, quelli dopo i biscotti inzuppati.

Dopo pranzo invece scelgo il bar a seconda della miscela migliore.

Tornatora. Via dei Prati Fiscali. Roma nord. E ‘ una catena, ve ne sono di sparsi per Roma ma questo qui ha aperto da poco, a sostituzione di una banca, mi pare di ricordare.

Questo bar rientra nella categoria degli Ultramoderni con la sotto indicazione ‘di una certa pretesa’. I camerieri sono tanti, milioni di milioni, tutti in divisa, sui toni del rosso e del dorato. Eccessivamente sorridenti e zelanti, il loro obiettivo è forzare l’avventore a una risata ingessata.

Il caffè è buono. La tazzina ancora bollente e riempita ad arte. Espresso non significa arrivare all’orlo della ceramica e nemmeno doverci guardare dentro per assicurarsi che in effetti vi sia qualcosa dentro. Il bicchiere d’acqua non lo devi reclamare, arriva prima della tazzina, insieme a piattino e cucchiaino.

Me lo serve un uomo il cui colore di capelli vorrebbe ingannarmi sull’età anagrafica ma guardando meglio il vigore dello sguardo si capisce sia piuttosto giovane. Ha voglia, da prassi, che io rida.

Dice di essere un attore.

– Sono un attore, signorina, sa?-

– Ah. Bene.-

Povero a te, penso io, con la convinzione che la sua sia una nevrosi di passaggio.

– Io, per esempio, sa, invento poesie. Oh, Cavallina, cavallina storna: è mia-

Segue silenzio per il sospetto suo che io possa non essere abbastanza colta per capire il tric e dunque sopraggiunge il timore che io possa prenderlo sul serio.

Lo rompo io, il silenzio, dai ti aiuto, lo rompo. Fino alla 5° elementare, ci siamo arrivati più o meno tutti.

– Ah bellissima, sicuramente sua, originale! –

Si rianima, pensando che la volta successiva si limiterà a citare ‘Fra’ Martino Campanaro’.

Bevo. Il caffè è buono. La bocca sa di buono. L’ho zuccherato il giusto nonostante le distrazioni. Di solito un po’ meno di tre quarti di bustina di zucchero di canna sono sufficienti.

L’uomo mi rassicura spiegandomi che il suo è solo un modo bizzarro di interagire e che la faccia per fare l’attore gli manca. Mi dice altresì che ha la chiara capacità di capire quando un cliente non vuol esser disturbato e che io sembravo ‘sovrappensiero’ e dunque, questo è stato il motivo del suo approccio: una rianimazione dopotutto.

– Esatto-

Rispondo sorpresa per confortarlo delle sue auto-presunte doti da indovino e aggiungo che a far l’attore dovrebbe provare. E’ a quel punto che decide di far entrare in campo il suo collega, che con un canovaccio poggiato sulla spalla fa finta di non aver sentito.

Mi dice: – Lui è bravissimo, sa fare Adriano Celentano-

A quel punto le mie speranze di bere almeno l’acqua in silenzio cadono in una specie di buco nero delle impossibilità.

– Ah, davvero? Beh, sentiamo-

Lo fa davvero: corruccia lo sguardo e protende la mascella e si mette a biascicare alla maniera di Celentano. Conclude subito il siparietto dicendomi che sono altri i personaggi che gli riescono. L’amico della Cavallina Storna è fiero.

Mi scolo la mia apprezzatissima acqua naturale, inforco gli occhiali da sole a mo’ di cerchietto, ringrazio, saluto, e li rimando a presto.

Tornatora

Via dei prati Fiscali n. 197

00141, Roma.

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