C’è il BAR.

Poi c’è il BAR a Roma.

Il Bar è democrazia. Non esiste vita che ne rimanga esclusa. Tasche vuote o no. Quando ad Agosto la serranda abbassata esibisce il cartellino fluorescente che ne indica la chiusura settimanale, ci sentiamo tutti un po’ spersi.

Il Bar è il superfluo necessario.

Ma il bar a Roma è una ragione sentimentale. E soprattutto una linea di demarcazione territoriale.

  1. Il Bar Storico – Principalmente ancora situato nel centro di Roma, le grandi torrefazioni, i luoghi d’incontro delle nicchie intellettuali ormai ovviamente sotterrate, oggi sosta d’attrattiva turistica o maltrattato dalle esigenze parlamentari.
  2. Il Bar Ultramoderno – A benedire i nuovi quartieri o per smantellamento e rinnovo di qualche vecchio esercizio. Per lo più sgargiante nelle proposte di degustazione ma freddo e asettico nell’incontro con l’avventore.
  3. Il Bar Cinese – Il caffè è bruciato e i cornetti ingenerosamente ammassati gli uni sugli altri ma la cordialità è di casa e la fusione culturale un miraggio non tanto lontano.
  4. Il Bar Comunista – Ogni quartiere ne vanta almeno uno. Forse la carta da parati è smollicata e divelta, a terra ci sono ancora le piastrelle con la fantasia a minestrone e in cassa una vecchia immobile con dei grandi orecchini di zaffiro.

Io e solo io, avrò voce in capitolo. Diffidate dalle imitazioni.

 

 

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